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Sorare, le carte dei calciatori: che cosa è rimasto, e dov'è finita la Serie A

Le carte dei calciatori con le licenze vere: insieme gioco di pronostici e collezione.

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Fra tutti gli oggetti da collezione su blockchain di cui ci siamo occupati in questi anni, Sorare è quello che ha retto meglio, e per una ragione che vale la pena mettere subito in chiaro: le sue carte non raffigurano creature inventate da un'azienda che spera di renderle desiderabili, ma calciatori veri, sotto licenza ufficiale, dentro un gioco di pronostici che qualcuno ha voglia di giocare anche senza pensare al valore di rivendita.

Il che non vuol dire che sia tutto in ordine, e questo articolo serve soprattutto a raccontare le due cose che in Italia non si leggono: che la Serie A, dalla piattaforma, non c'è più, e che la società è imputata in un processo penale nel Regno Unito che comincerà nel giugno del 2027. Tutto quello che segue è stato verificato il 30 ottobre 2026, e dove non si è potuto verificare lo diciamo.

Come è fatta la collezione

Il meccanismo è semplice e, del resto, a differenza di quasi tutto il resto del settore non è cambiato nel tempo: per ogni calciatore e per ogni stagione viene coniato un numero fisso di carte, distribuite su quattro livelli di scarsità, e quel numero è la sola cosa che determina quanto un esemplare sia raro.

  • Limited, gialle: 1.000 esemplari per giocatore e per stagione;
  • Rare, rosse: 100;
  • Super Rare, blu: 10;
  • Unique, viola: una sola, che la piattaforma stessa definisce «l'oggetto da collezione definitivo, uno per giocatore».

Accanto a queste esiste ovviamente un livello gratuito, con carte che servono ai tornei d'ingresso e non hanno valore di scambio. Nella stagione in corso, che la piattaforma chiama «Sorare 27» e che arriva fino al maggio del 2027, è stato introdotto anche un sistema di fasce di gioco — Reserve, Roster, Key, Star, Icon — che però non sostituisce le rarità: sono due assi diversi, uno dice quanto una carta è rara e l'altro quanto pesa in campo, e confonderli è l'errore più comune di chi ne sente parlare per la prima volta.

Quanto alla catena, Sorare l'ha peraltro cambiata due volte: nata su Ethereum, nel luglio del 2021 è passata a StarkEx dichiarando ragioni ambientali, e nell'ottobre del 2025 ha spostato tutte le carte su Solana, lasciando i saldi in ether su Base. Chi possedeva carte se le è viste trasferire senza doverci fare nulla.

La Serie A: c'era, e oggi non c'è

Il 25 luglio 2022 la Lega Serie A annunciava un accordo esclusivo e pluriennale con Sorare, esteso a diciotto club. Era una notizia grossa, e infatti l'amministratore delegato della Lega Luigi De Siervo parlava di «una partnership con grande potenziale», pronti a «lanciare le prime collezioni prima della stagione 2022-23». Nicolas Julia, fondatore di Sorare, aggiungeva una frase che oggi si rilegge con un certo interesse: «L'Italia è attualmente il mercato in più rapida crescita di Sorare». Milano Finanza riferiva allora un valore di dieci milioni di euro, precisando però che la cifra non era confermata dalle parti, e tale resta.

Siamo andati a vedere che fine abbia fatto quel nostro campionato, e la risposta è che la Serie A oggi non figura fra le competizioni di Sorare. Lo dicono due riscontri indipendenti fra loro.

Il primo è la pagina ufficiale con cui la piattaforma elenca i campionati coperti: ci sono Premier League, LaLiga, Bundesliga, Ligue 1, Eredivisie, Jupiler Pro League, MLS, J.League e K League, più un secondo gruppo che comprende la Primeira Liga portoghese, la Süper Lig turca, l'Austrian Bundesliga, la Scottish Premiership, la Superliga argentina e il Brasileirão. Della Serie A italiana, in nessuno dei due elenchi, non c'è traccia.

Pagina di assistenza di Sorare intitolata «Sorare Football Coverage: Global Leagues and International Competitions», che descrive competizioni dedicate, raggruppate e a slot libero.
La pagina con cui Sorare dichiara che cosa copre. I campionati sono elencati più sotto, divisi nei tre tipi descritti qui: la Serie A non compare in nessuno dei tre.

Il secondo riscontro è decisamente più ruvido e più difficile da contestare: abbiamo interrogato direttamente l'interfaccia pubblica di Sorare provando dodici modi diversi di chiamare il campionato italiano — serie-a, serie-a-tim, serie-a-enilive, lega-serie-a e altri nove — e la risposta è sempre stata la stessa, «competizione non trovata». Con un dettaglio che vale da conferma involontaria: interrogando semplicemente serie-a, il sistema restituisce il Campeonato Brasileiro Série A. L'unica Serie A che Sorare conosce, insomma, è quella brasiliana.

Le squadre italiane, certo, esistono ancora come entità dentro il sistema, perché le carte già coniate non spariscono. Quello che non c'è più è la competizione in cui giocarle.

Nessuna delle due parti ha mai annunciato la fine dell'accordo, e questo va detto con precisione invece di arrotondare: non esiste un comunicato della Lega né di Sorare, quindi non si può scrivere che la licenza sia stata revocata o che sia scaduta. Si può solo constatare che non è operativa. Un indizio sul perché arriva dai conti della società, che secondo la stampa di settore ha tagliato di cinque volte i costi delle licenze: quando si taglia in quella misura, qualche campionato esce dal perimetro.

Il processo nel Regno Unito, e due procedimenti da non confondere

Qui conviene comunque essere precisi, perché la vicenda britannica è doppia e sovrapporre le due parti è l'errore più facile.

Il primo procedimento è penale. La Gambling Commission britannica ha incriminato Sorare per aver fornito servizi di gioco d'azzardo senza licenza, ai sensi delle sezioni 33 e 36 del Gambling Act del 2005, con riferimento a tre periodi distinti compresi fra il 7 febbraio 2022 e il 5 aprile 2024. La società si è dichiarata non colpevole il 4 ottobre 2024 davanti alla Birmingham Magistrates' Court, sostenendo che «la commissione ha frainteso la nostra attività e ha stabilito erroneamente che le leggi sul gioco d'azzardo si applichino a Sorare». Il processo, inizialmente fissato al giugno 2025, è stato rinviato due volte: la data attuale è il 7 giugno 2027.

Avviso ai consumatori della Gambling Commission britannica intitolato «Consumer information notice: Sorare.com prosecution», datato 26 settembre 2024.
L'avviso sta sul sito della Gambling Commission, non in una ricostruzione giornalistica. In calce, gli aggiornamenti che registrano i due rinvii del processo.

Il secondo è un congelamento patrimoniale, e riguarda un conto che non è di Sorare. Nel gennaio del 2025 la National Crime Agency ha ottenuto il blocco di 10.024.041,33 sterline detenute dalla Premier League, somma legata ai versamenti ricevuti da Sorare; l'11 settembre 2026 un giudice ne ha concesso la proroga di quattro mesi, osservando che «le attività di Sorare sono proseguite in Gran Bretagna dopo la data delle imputazioni». La società sostiene che quei fondi stiano su un conto che non le appartiene e di non essere oggetto di quell'indagine.

In Francia c'è una terza categoria. In Italia non c'è niente

La Francia, che è il paese di Sorare, ha fatto l'unica cosa che nessun altro ha fatto: ha inventato una categoria giuridica apposta. Si chiama JONUM, sta per giochi a oggetti digitali monetizzabili, ed è una via di mezzo fra il gioco d'azzardo e il videogioco, introdotta in via sperimentale per tre anni.

Sorare vi si è iscritta, e lo ha fatto due volte: nel registro dell'autorità francese compaiono sia l'offerta «SORARE», con ricevuta del 7 ottobre 2026, sia «SORARE PRO», con ricevuta del 16 aprile 2026, entrambe a nome della stessa società. È il fatto regolatorio più recente dell'intero dossier. Va però letto per quello che è, e del resto lo dice la ricevuta stessa: «la ricevuta di dichiarazione non pregiudica la conformità dell'offerta alle disposizioni di legge applicabili». Iscriversi, in altri termini, non significa essere stati approvati.

E in Italia? Non risulta nulla. Abbiamo controllato l'elenco ufficiale dei siti di gioco inibiti dall'Agenzia delle dogane e dei monopoli — tredicimila e settantotto domini — e Sorare non c'è. Il che, attenzione, non vuol dire che in Italia sia stata dichiarata lecita: vuol dire che nessuna autorità italiana si è mai pronunciata, né in un senso né nell'altro. È un vuoto, non un permesso.

L'azienda, che nel frattempo ha cambiato mestiere

La Sorare del 2026, insomma, non è quella del 2021, e i numeri che ancora circolano — seicentottanta milioni di dollari raccolti, valutazione da quattro miliardi e mezzo — sono di cinque anni fa e non descrivono niente di attuale.

Quella di oggi dichiara oltre tre milioni di utenti registrati, di cui un milione arrivati negli ultimi diciotto mesi, e una crescita dei ricavi netti dell'85% nel primo semestre 2026 prodotta da più di centomila giocatori che hanno comprato carte. Sono tuttavia cifre aziendali, percentuali e senza valore assoluto, e vanno prese per quello che sono. Nel frattempo ha chiuso l'ufficio di New York, ha avviato un piano che riguardava il 35% del personale, circa trenta posti su centodieci, e nel settembre 2026 ha raccolto un nuovo giro di finanziamento dai propri investitori storici, di cui il fondatore dice soltanto che è «a otto cifre», senza comunicare l'importo né la valutazione.

Il motore della ripresa non sono però le carte da collezione, ed è la parte più interessante: è Arcade, una modalità gratuita e veloce, che il fondatore definisce «quasi una startup dentro la startup» e a cui attribuisce il milione di nuovi utenti. Anche qui, dunque, la stessa storia che abbiamo visto su tutte le piattaforme sopravvissute: si regge chi ha smesso di vendere quello che vendeva.

Rivendere si può, e questo è già molto

Il mercato secondario interno si chiama Manager Sales, funziona, e convive dunque con le aste sulle carte nuove e con l'acquisto immediato. Si paga con saldo interno, in ether o con carta di credito, e su quest'ultima la piattaforma dichiara una commissione del 10%.

Sulla vendita, la commissione a carico di chi vende è del 5%, con eccezioni per lega e per club che possono ridurla o azzerarla. Quella percentuale però risale al 2023, e non siamo riusciti a trovare alcuna fonte recente che confermi sia ancora quella: chi fa i conti la verifichi al momento, invece di fidarsi del nostro articolo.

Con il passaggio a Solana le carte dovrebbero essere diventate negoziabili anche su mercati esterni, cosa che la società annunciò nell'ottobre 2025 come uno dei motivi della migrazione. Non siamo riusciti a verificare che oggi accada davvero, né con quali volumi: l'annuncio descriveva un'attesa, e un anno dopo nessuna fonte che abbiamo trovato dice come sia andata a finire.

Resta un ultimo dato che non abbiamo: il volume di scambi attuale non è pubblico. Gli aggregatori che una volta lo mostravano non espongono più metriche per Sorare, e chi cita numeri recenti sta citando stime. Per un collezionabile è l'informazione che conta di più, come spiegavamo nella guida su come si capisce se un NFT vale ancora qualcosa, e non averla è di per sé una risposta parziale.

Che cosa resta, in sintesi

Sorare è vivo, ha licenze vere, un mercato secondario che funziona e un'azienda che sta provando a rimettersi in piedi dopo aver tagliato un terzo dei dipendenti. È, con ogni probabilità, il collezionabile su blockchain più solido in circolazione.

Chi guarda dall'Italia, però, farà bene a tenere presenti due cose prima di entrarci: che il campionato italiano dalla piattaforma non c'è, nonostante l'accordo esclusivo del 2022 e nonostante nessuno l'abbia mai smentito; e che sulla natura giuridica di quello che si fa su quel sito c'è un processo penale aperto in un altro paese europeo, la cui sentenza arriverà non prima della metà del 2027.

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