NBA Top Shot, cinque anni dopo: il collezionabile che portò gli NFT al grande pubblico
I Moments che hanno portato gli NFT al grande pubblico, e che cosa ne è rimasto.
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Se c'è un prodotto che ha fatto conoscere gli NFT a chi non sapeva nemmeno
cosa fossero, quello è NBA Top Shot: spezzoni video di partite di
basket, venduti in edizione numerata, con la licenza ufficiale della lega e
dell'associazione dei giocatori. Nel 2021 ne parlavano i telegiornali, e
costruirlo fu l'idea di Dapper Labs, cioè gli stessi che nel 2017 avevano
fatto CryptoKitties. La parabola del collezionismo su blockchain, insomma,
comincia e si misura in casa loro.
Siamo andati a vedere come sta oggi, il 30 ottobre 2026, e la risposta
breve è che è vivo, funzionante, regolarmente licenziato e praticamente
deserto.
I numeri, messi uno accanto all'altro
Conviene partire dalle cifre, perché sono di una chiarezza che rende
superfluo qualunque commento. Il mese record fu il febbraio 2021, con
226.350.843 dollari di scambi, un milione e mezzo di transazioni e un
prezzo medio per Moment di 151,40 dollari. Il mese con più compratori fu
il marzo successivo: 408.388 acquirenti distinti. Ad aprile i possessori
attivi toccarono quota 402.550.
Il settembre 2026, che è l'ultimo mese chiuso al momento in cui scriviamo, ha
fatto 762.583 dollari con 2.256 acquirenti e un prezzo medio di
8,63 dollari; i possessori attivi di ottobre sono 4.397. Facendo
l'aritmetica — che è nostra, mentre i dati sono quelli rilevati — il volume è
sceso del 99,7%, gli acquirenti del 99,4%, i possessori attivi del
98,9% e il prezzo medio del 95,4%.
Resta comunque un mercato che si muove davvero: nelle ventiquattr'ore prima
della nostra verifica si sono registrate oltre duemilacinquecento transazioni
per circa ventiduemila dollari, e la vendita più alta di quella giornata è stata
di 2.600 dollari. Il grosso degli scambi, peraltro, viaggia fra i venti
centesimi e il dollaro.
In tutta la sua storia la piattaforma ha mosso un miliardo e 487 milioni
di dollari. Non è poco, ed è il motivo per cui questa storia vale la pena di
essere raccontata invece di liquidarla.
Che cosa è successo ai pezzi più costosi
Il record assoluto è di 387.600 dollari, pagati per una schiacciata di
LeBron James numerata 3 su 59, e va precisato che fu realizzato in un'asta
Heritage nell'aprile del 2021, cioè fuori dalla piattaforma. Sul mercato interno
il massimo riportato è di 230.023 dollari, sempre per un LeBron,
nell'agosto dello stesso anno.
Il dato che dice di più, però, è un altro, e viene da un'inchiesta
giornalistica del febbraio 2025: un Moment di LeBron pagato 208.000
dollari nel 2021 aveva, a quella data, una migliore offerta di 16.000
dollari. È lo stesso oggetto, con lo stesso numero di serie, sulla stessa
piattaforma ancora aperta.
La riga nei termini di servizio
E arriviamo al punto che, a nostro avviso, chiude qualunque discussione su
che cosa sia questa roba. I termini di servizio di NBA Top Shot, aggiornati al
maggio 2025 e leggibili da chiunque, contengono questa frase:
«I Moments non hanno alcun valore inerente o intrinseco.»
La clausola, evidenziata qui da noi. Sta al punto 2 dei termini, nella sezione che spiega come si acquista: non in fondo e non in caratteri minuscoli.
Non è una svista né una formula buttata lì: poco più avanti il documento
aggiunge che la società non può garantire che i Moments acquistati conservino il
loro valore originario, e che si tratta di «beni digitali immateriali che
esistono soltanto in virtù della registrazione di proprietà mantenuta sulla rete
Flow». Dichiara inoltre di potersi riservare di cambiare la forma e la
natura dell'applicazione in qualunque momento e senza preavviso.
Nei termini, va detto, non compaiono mai le parole «titoli finanziari» né
«investimento», e non si dice nulla su che fine farebbero i Moments se la
piattaforma chiudesse. Chi compra farebbe bene a leggerli: sono tre minuti e
sono scritti in modo comprensibile.
La causa, che è finita con un accordo
Sulla natura giuridica dei Moments c'è stata una battaglia legale vera, e
merita di essere raccontata per esteso perché viene spesso riassunta male.
Nel 2021 una class action sostenne che i Moments fossero titoli finanziari
venduti senza registrazione, e che la società avesse sostenuto artificialmente
il proprio mercato impedendo per mesi agli utenti di prelevare. Nel febbraio
2023 il giudice stabilì che le caratteristiche dei Moments erano
sufficienti a procedere su quella qualificazione, e la causa andò avanti.
Non si è però mai arrivati a una sentenza nel merito: il 28 ottobre
2024 il tribunale ha approvato in via definitiva una transazione da
quattro milioni di dollari, con la formula abituale per cui i convenuti
«hanno negato e continuano a negare ogni accusa di illecito, colpa,
responsabilità o danno». La società ha letto l'accordo come una conferma
che i Moments non sono titoli finanziari, il che è una lettura di parte: la
corte, semplicemente, non ha deciso. Un'indagine della SEC sulla società si era
invece chiusa senza provvedimenti nel settembre 2023.
C'è poi una seconda causa, da non confondere con la prima: riguarda la
condivisione di dati degli utenti con piattaforme terze attraverso pixel di
tracciamento, si è chiusa con una transazione da cinque milioni, e prevede per
ciascun avente diritto un rimborso fino a cinque dollari.
Vendere si può, ma conviene leggere le condizioni
Il mercato interno funziona, le inserzioni ci sono e i prezzi sono visibili.
Dal marzo del 2022 i Moments sono per giunta trasferibili su portafogli esterni,
il che in teoria apre ad altri mercati.
In pratica, però, Flowty — il principale mercato di terze parti per i
Moments — ha chiuso: il suo indirizzo oggi non mostra altro che la frase
«Il marketplace Flowty non è più disponibile». Quando e perché non siamo
riusciti a stabilirlo, perché non esiste un annuncio né un articolo che lo
racconti: è una verifica fatta direttamente sul sito.
Quanto a portare fuori il denaro, si può, ma le condizioni vanno conosciute
prima e non dopo: serve la verifica d'identità, c'è un minimo per ogni canale,
e le commissioni sono otto dollari per l'addebito bancario americano,
venti per un bonifico nazionale e quaranta per uno internazionale,
con tempi fino a dieci giorni lavorativi e una sola richiesta per volta. Su un
Moment che vale sette dollari, come il prezzo medio di oggi, sono numeri che
parlano da soli.
Dapper Labs, e la catena costruita apposta
La società c'è ancora e oggi si presenta come «venture studio», con
NBA Top Shot, Disney Pinnacle, NFL All Day, LaLiga Golazos e CryptoKitties fra i
prodotti. Ha attraversato però tre ondate di licenziamenti fra il novembre 2022
e il luglio 2023 — il 22%, poi il 20%, poi una cinquantina di persone — passando
da oltre seicento dipendenti a circa trecentosessanta, e oggi si descrive come
una squadra piccola e «fluente nell'intelligenza artificiale».
La parte più istruttiva riguarda Flow, la blockchain che Dapper aveva
costruito apposta per far girare Top Shot. Il 27 dicembre 2025 ha subito un
incidente di sicurezza da circa quattro milioni di dollari, con il token sceso
del 45% in giornata; la fondazione dichiara che nessun fondo degli utenti è
stato compromesso e che i token contraffatti sono stati distrutti. Nel febbraio
2026 i tre principali exchange coreani hanno comunque annunciato la fine del
supporto, e la fondazione insieme a Dapper ha presentato un'istanza al tribunale
di Seul per sospendere il delisting: come sia finita quell'udienza, fissata al 9
marzo 2026, non siamo riusciti a saperlo.
Oggi, e questo ci pare il dettaglio che chiude il cerchio, il sito di Flow si
intitola «The Future of Consumer DeFi». La catena nata per i video di
basket si presenta come infrastruttura di finanza decentralizzata, esattamente
come le piattaforme geolocalizzate di cui scrivevamo
hanno smesso di
chiamarsi metaversi. Chi è rimasto in piedi, in questo settore, l'ha fatto
cambiando il proprio biglietto da visita.
Flow, la catena costruita apposta per i video di basket. Accanto al titolo, al posto dei Moments, un mercato di pronostici sulle mosse della Federal Reserve.
E CryptoKitties?
I gattini del 2017, da cui tutto era cominciato, sono ancora online e Dapper
li elenca fra i prodotti. L'ultimo annuncio che li riguarda è però dell'aprile
2025: oltre diciotto mesi di silenzio, senza alcuna comunicazione di chiusura.
Il loro mercato, come abbiamo raccontato nel
censimento dei
mercati, è peraltro vivo e registra più di centomila possessori.
Che cosa resta
NBA Top Shot non è una truffa e non è morto: ha la licenza, pubblica nuove
collezioni ogni settimana, ha aggiunto la WNBA, e qualcuno continua davvero a
comprare e vendere. È però un prodotto che oggi muove in un mese quello che nel
febbraio 2021 muoveva in cinque minuti, e che vende a sette dollari medi oggetti
che allora ne costavano centocinquanta.
Come storia, dunque, insegna due cose. La prima è che la licenza ufficiale
non basta: qui c'erano l'NBA, l'associazione dei giocatori e un'azienda
capitalizzata, e la discesa è stata ugualmente del novantanove per cento. La
seconda è che quando si vuole sapere quanto vale davvero un collezionabile,
spesso basta leggere il contratto di chi lo vende — e in questo caso c'è scritto
in una riga.
Non se il gioco esiste ancora, ma se il mercato dove quegli oggetti si scambiavano funziona.
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