Il cimitero dei metaversi: AltspaceVR, Mozilla Hubs, Rec Room e Spatial, chi ha chiuso e perché
Nessuna delle quattro aveva un gettone: le date ufficiali, quello che resta online e perché i mondi crypto sono ancora accesi.
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Si parla molto dei metaversi che nascono e poco di quelli che chiudono, eppure sono questi ultimi a dire di più su come funziona davvero il settore. Dal 2023 a oggi hanno spento le luci, o le hanno abbassate fino quasi a spegnerle, quattro piattaforme di realtà virtuale sociale che non avevano niente a che fare con la blockchain: AltspaceVR di Microsoft, Mozilla Hubs, Rec Room e Spatial. Nello stesso periodo Horizon Worlds di Meta ha vissuto la chiusura annunciata e smentita il giorno dopo che abbiamo raccontato a parte. Abbiamo rimesso in fila le quattro storie con le date ufficiali, e siamo andati a vedere che cosa resta online il 6 novembre 2026, per capire che cosa le accomuni e perché, paradossalmente, i metaversi crypto di cui ci occupiamo di solito siano invece ancora accesi, sia pure con pochi visitatori.
AltspaceVR, il primo a spegnersi
AltspaceVR era nato nel maggio del 2015, quando i visori per la realtà virtuale stavano appena arrivando nelle case, ed era stato acquistato nel 2017 da Microsoft, che lo aveva trasformato in uno dei luoghi più frequentati per eventi, lezioni e incontri in realtà virtuale. Nel gennaio del 2023 Microsoft ne ha annunciato la chiusura, nel quadro di un riassetto delle sue attività legate alla realtà mista, e il servizio si è spento il 10 marzo 2023. Chi aveva costruito mondi e organizzato comunità al suo interno ha avuto meno di due mesi per salvare quello che poteva, e il resto è semplicemente sparito. Per noi che seguiamo questi mondi da anni è stato, del resto, il primo segnale che anche i colossi potevano tirarsi indietro.
Mozilla Hubs, chiuso ma con il codice in giro
Il caso di Mozilla Hubs è diverso, perché si trattava di uno spazio virtuale che girava nel browser, senza bisogno di installare niente, costruito da un'organizzazione senza scopo di lucro con codice aperto. Mozilla ha smesso di sostenerlo il 31 maggio 2024, come si legge nelle sue pagine di assistenza, ma il codice non è andato perduto: lo ha preso in carico una fondazione nata apposta, la Hubs Foundation, e chi ha le competenze tecniche può tuttora installarne una copia sui propri server. È l'unica chiusura dell'elenco che non ha cancellato del tutto il prodotto, ed è anche l'unica in cui il codice era aperto, il che ovviamente non è un caso.
Rec Room, 150 milioni di giocatori e un sito «in costruzione»
La chiusura più grande, comunque, è anche la più recente. Rec Room, nato nel 2016 come gioco sociale per visori e diventato poi una piattaforma di giochi creati dagli utenti anche su console e telefoni, ha spento i server il 1° giugno 2026 a mezzogiorno, ora del Pacifico, dopo aver annunciato la decisione sul proprio blog con un post intitolato «School's Out for Rec Room». Secondo la società, nella sua vita sono passati per le sue stanze più di 150 milioni fra giocatori e creatori. La ragione della chiusura è scritta con una franchezza rara: i costi erano stabilmente superiori ai ricavi, e a peggiorare le cose era arrivato il recente cambiamento del mercato della realtà virtuale.
La chiusura è stata scandita da un calendario preciso, che vale la pena riportare perché è un modello di come si spegne una piattaforma dotata di un'economia interna. Il 1° maggio si sono fermati gli acquisti di gettoni del gioco e le offerte in dollari, dal 18 maggio i creatori hanno smesso di ricevere nuovi gettoni, il 1° giugno è arrivato l'ultimo pagamento ai creatori, e i rimborsi delle carte regalo sono rimasti aperti fino al 15 giugno. Secondo la stampa specializzata, peraltro, una parte delle attività della società è stata rilevata da Snap. Il 6 novembre 2026 su recroom.com c'è soltanto una fotografia con la scritta che il sito è in costruzione, mentre il blog che aveva ospitato l'annuncio non è più consultabile.
Spatial, che ha chiuso ai creatori e tenuto le aziende
Spatial aveva fatto un percorso tutto suo: nato come spazio di lavoro in realtà aumentata, fra il 2021 e il 2022 si era riposizionato come piattaforma di mondi 3D per artisti e creatori, puntando anche sulle gallerie di NFT. Il 28 maggio 2026 l'amministratore delegato Jinha Lee ha pubblicato una nota rivolta alla comunità dei creatori, in cui annunciava per il 27 luglio 2026 la chiusura dei piani Free e Pro e dell'ospitalità dei mondi 3D legata a quei piani. I file sarebbero stati cancellati definitivamente dopo quella data, i collegamenti per scaricarli spediti via email, e gli abbonamenti comprati sul web rimborsati entro quattordici giorni. Il motivo dichiarato sono i costi di ospitalità e la scala dei mondi multigiocatore in 3D: «non siamo riusciti a trovare un modello che mantenesse sostenibile la piattaforma per i creatori».
La società non è sparita, e anzi presenta oggi due attività ben distinte: la piattaforma per le aziende, rimasta invariata, e uno studio di giochi originali, Wooster Games, autore di Animal Company, un gioco multigiocatore per i visori Meta Quest che secondo la stessa Spatial ha superato il milione di utenti mensili. È un esito che, a nostro avviso, dice molto. Dei creatori indipendenti, che non pagavano abbastanza da coprire i server, Spatial ha fatto a meno; dei marchi, che pagano, no.
Che cosa li accomuna
Messe in fila, le quattro storie hanno dunque parecchio in comune. Erano tutte piattaforme gratuite o quasi, basate su contenuti creati dagli utenti e ospitati a spese della società, e tutte dipendevano in buona parte dai visori per la realtà virtuale, un mercato cresciuto meno di quanto si sperasse e che, come dimostra il caso di Meta, ha perso l'interesse di chi lo finanziava. Nessuna di esse, inoltre, aveva un gettone su blockchain o terreni da vendere, e non è un dettaglio. I metaversi crypto hanno raccolto molto denaro fra il 2017 e il 2022, fra vendite di gettoni, aste di terreni e investitori, al punto che The Sandbox ha chiuso da solo un round di oltre 90 milioni di euro guidato da SoftBank; con quella cassa sono ancora accesi, anche quando i visitatori sono pochi. Le piattaforme di realtà virtuale sociale vivevano invece di abbonamenti e di acquisti interni, e quando quei ricavi non hanno più coperto i server hanno chiuso.
Il giudizio
Il cimitero dei metaversi racconta, in fondo, una cosa semplice: tenere acceso un mondo virtuale costa, e la gratuità per chi lo visita la deve pagare qualcuno. Le piattaforme che hanno chiuso quel qualcuno non lo avevano trovato; quelle crypto lo hanno trovato in anticipo, negli acquirenti di terreni e gettoni del 2021, e oggi vivono di quella cassa e di quello che riescono ancora a vendere. Nessuno dei due modelli, tuttavia, ha dimostrato di funzionare da solo, e chi entra oggi in un mondo virtuale, crypto o no, farebbe bene a chiedersi chi paga i server e fino a quando, prima di investirci tempo, lavoro o denaro.


